Pensato e scritto da chi voleva cambiare il mondo, invece si è accorta che è stato il mondo a cambiarle i connotati.
Insegna luminosa
mercoledì 1 luglio 2015
martedì 30 giugno 2015
ciao bella
Ciao
a tutti: sono una bastarda. In cerca di adozione. No grazie. Nella comunità dove vivo mi chiamano ginetta:
è un vezzeggiativo simpatico come la loro carità pelosa.
La
carità pelosa, te lo spiego Renzo caro, è quella che proviene dai buchi
maleodoranti del cuore. Così a furia e dagli con questa carità pelosa del tuo
buco sono diventato molto cattivo: un cane rabbioso. Vivo al canile.
Puoi
anche ridere, ma tieni i tuoi polpacci lontano da me, ma soprattutto il tuo
wurstelone, inversamente proporzionale al cervello (so che il concetto di
inversamente proporzionale ti ha lasciato perplesso).
Sono
nera e ho una macchia bianca in testa. Ho la bava alla bocca e un appetito
famelico. Mia mamma faceva la serva, ma
era una signora: non ha mai avuto il coraggio di raccontarmi com’è andata, ma
ho capito che si vergognava, più che di me, di sé stessa. Solo che la stessa
onta me la porto addosso, l’onta della bastarda diventata rabbia.
Adesso
voglio dirle, parassita, che sono un po’ meglio di lei che ride in chiesa, si
fa pagare la bicchierata dal porco che mi ha armato la mano. Volevo dirle che l’aspetto
ghignando e fischiettando come si aspetta la morte, e proprio per questo, so
che ha paura di me. Venga qui, che le faccio una bella carbonara come quella
che mangiava alla scrocca nel circoletto che era una scuola, poi magari apro le
gambe, per farle fare una cavalcata che la disorcionerà, finalmente, che guarda
caso ha la stessa radice di sorcio. Sei un sorcio. Vieni se hai il coraggio. Ti
aspetto sulla porta in piedi, armata di una sigaretta, so che non mi dirai il
tuo nome, ma che casualmente non, saprai il mio.
L'arca acca, il pesce là, ovvero a cavallo di un pesce indomito
In
questo mondo sempre più alla rovescia, come dal fondale profondo del mare si
fanno scoperte rocambolesche.
L’altro
giorno ho comprato in un bar degli anelli al formaggio: avevo fame. Poi ne ho
tirato uno a un piccione per fare la generosa pelosa e lui mi ha snobbato: deve
aver pensato fosse un canotto e quindi se uno ha fame non gli puoi dare un
canotto, lo dovresti nutrire amorevolmente.
Direte
che il piccione si è comportato da ingrato, io dico che il piccione è stato un
duro: ho dubitato che gli anelli gialli fossero di formaggio e ho cominciato a
pensare che si trattasse veramente di un canotto di gomma. Boh
Oggi
ho avuto una grande soddisfazione. Prima cosa ho trovato un bel sasso liscio e
caldo sul quale prendere il sole come una biscia. Poi ho nuotato con la mia
amica feroce (una sassina) e ci siamo fatti coraggio a vicenda. Lei ha visto un
galletto ne è rimasto talmente affascinata che voleva darsela a gambe legate, io volevo guadare il fiume per stanare il nemico. Nessuno di
noi è riuscito nell’impresa e abbiamo fatto un bel girotondo.
Credo
di aver spaventato dei sub che sono sbucati stile mostro di lochness dalle
acque profonde. La mia amica cattivissima gli ha ringhiato contro, loro a far
battute sul fatto che sassina che abbaia non morde, ma devo dire che io e la mia
amica Bernarda stiamo facendo squadra: ci stiamo divertendo e siamo tornati a
casa si fa per dire con la lingua penzoloni e sudati come caproni.
Ora
io ho cercato tutto il giorno l’occhio di un pesciolino giallo sperduto nel
mare ma trasformato in un fenomeno da circo stile villaggio alpibuh. L’ho
cercato calpestando il selciato e spiando dietro i cancelli che un tempo erano
vie, intanto mi sentivo un serpente a sonagli (la mia autostima sta levitando
come quella di un levriero rasta fiero e un po’ stracchino quindi sempre più
puzzolente).
Vuoi
vedere che mi sono mangiato un topo? Lo sputerò in faccia al mio incantatore
che poi cari amici è anche il vostro dato che siamo tutti sulla stessa barca,
l’arca di Noè diretta alle Bajamar.
O
vuoi vedere che il nostro è un barcone guidato da uno scafista con il naso
arricciato (sempre lui) e rischiamo un bel respingimento?
Siamo
clandestini in viaggio verso un paradiso perduto. Che fortuna! Così fortunati
incolpevolmente.
Cicci
(abbraviazione di cattiva de coccio) conviene imparare a nuotare!
Alla
frontiera ci regalano una brioches e ci fanno la doccia perché han paura del
contagio.
E poi ci rispediscono al mittente con un bel timbro.
Per
questo giriamo sempre armati con l’accendino (i cagalones più sono secchi più meglio
prendono fuoco). Ops ho detto più meglio e non si può!
Il
tuo zebrone a pois
lunedì 29 giugno 2015
è primavera, svegliatevi picciriddi
Ogni
tanto affondano, le navi alle quali hanno tirato una bomba. Poi danno la colpa
al capitano, era antipatico, di nome e di fatto, de iure, appunto.
Anche
io parlo da sola, peccato che mi sentano tutti, oppure faccio la radiolina.
La
mia trasmissione preferita è il ruggito del coniglio: sparano così tante
cazzate che non posso fare a meno di ridere, qualcuno di sicuro intanto sta
rosicando.
Il
mio gioco preferito è il trivial: quello in cui dientro c’è la risposta alla
domanda che non sa mai nessuno.
Solo
una volta ho tirato su per sbaglio due carte è saltato fuori che qualcuno di
importante va in giro in babydoll. Tutti gli altri non hanno capito, io giù a
ridere a crepapelle.
Poi
quando ti chiedono Uela, come va e intanto gli ride il buco che hanno nel cuore,
tu cosa fai, guardi e passi.
Ci
bevi sopra al bar con un’amica e fumi, tu che da piccola eri un’accanita
sostenitrice del fatto che il fumo faccia male.
Per
esempio adesso che sono così alla rovescia, prenderei a ceffonate il mondo, ma
l’unico ceffone l’ho tirato da piccola a un bambino: amava un’altra.
Così
ho iniziato da piccola a menar colpi, mai bassi però o alla schiena!
Non
voglio sembrare buona, mi sono anche stufata di far la capasanta, è che solo i
porci fanno certe cose e qua lì e là il mondo è pieno di porci, tanto che sto
cercando di attirarli tutti qui, nella porcilaia dove vivo, creata
DELIBERATAmente.
Ho
fatto tante di quelle scoperte, senza capirne una, che adesso voglio andare in
bici e ridere come una mattacchiona, quindi vado a farmi un selfie, o lo chiedo
alla garrula che intervista il potente. Mi fa le foto sotto la bandiera e
intanto a un altro consegnano una targa. IO sorrido come al solito e intanto mi
guardo alle spalle, che non si sa mai.
Per
fortuna che esistono i sUb. O le motorette.
REnzo
epistola
Cara
Lucia
uso
il mio blog personale per due o tre confidenze nell’orecchio che non sente
nessuno.
Oggi
qui è la festa del Santo Patrono di un paese oltreconfine. Sono tutti a casa a
fare festa e io qui sola soletta (come un assito assunto in cielo, quindi
profondamente marcio, roba che ci passa la luce di notte per il topo di fogna
che corre sul tetto) e guarda dallo spioncino del citofono, o vede le mie belle
tette rodonde nella lavatrice, insomma mi vede ovunque io vada e qualunque cosa
io faccia, tanto che sa di me cose che io non sapevo.
Allora
attenzione chissà perché quando i porci fanno festa, c’è sempre qualcuno che
comincia a battere i denti.
Ieri
per esempio ho fatto il bagno vestita.
Oggi
ho mangiato una tarantola: mi sono pentita perché era mostruosamente bella.
Ho
rischiato persino di essere baciata da un pitbull.
Poi
mi regalano collane complicate fatte dai bambini: una soddisfazione mettersele.
Sono
fatte di coccio o di cartapesta e così vorrei andare a vedere se si sciolgono
nell’acqua, ma siccome sono tanto belline, non voglio tentare l’esperimento:
non vorrei scioglierle nel ghiaccio…
È
una vita che faccio esperimenti.
Ieri
per esempio ho dato un calcio alla spia: si sono accese tutte le luci.
Sono
tutta mia madre che per ingrandirlo, aveva guardato uno scorpione con il
binocolo in corridoio.
Le
parole hanno strane assonanze.
Una
vita a piangere quello che non è mio.
Orca
miseria. Mi sono venute due palle così.
Per
sport vado a pesca: certi pesci vengono a galla subito.
Ma
miro alla faccia del grande porco (senza offesa).
Quello
che arma i pistoleri come me.
Firmato:
il
tuo pistolero stanco
domenica 28 giugno 2015
Casteddu la nostra rocca forte
Vai
in giro di qua e di là come una mosca cieca e vedi tutti questi bei lavori che
fanno.
E ti
dici: complimenti alle maestranze.
Hanno
proprio lavorato per creare delle opere d’arte.
Elogio
al potente sua maestà re bisteccone, senza offesa per nessuno.
Allora
vi racconto una storia.
Per
esempio prendi un bel circoletto dove si mangia bene, in cima a una roccaforte.
Lì
forse un tempo doveva esserci un casteddu, pieno di gente che parlava tutto con
le U.
U
che bello!
E
quella magari era un’osteria dove si faceva bisboccia, o magari una scuoletta
dove i bimbi delle U imparavano le altre vocali (con il sudore delle maestrine,
ma questa è un’altra storia).
Ora
il circoletto non può più fare la pappa, nemmeno un panino a un bambino.
Perché?
Per
via dei permessi.
Capppero
vuoi mica che lì dentro tornino a ballarci i topi?
Facciamo
un esproprio o un’alienazione o un suo capione o un pesce in carpione.
Tanto
quelli si scannano e quindi anche se gli diamo che so una bella valigetta di
soldi e gli garantiamo che tutto rimarrà alla popolazione perché andrà a
unassociazionesenzascopodilucro (l’associazione, non loro, loro chi? Non so,
ero troppo impegnata a mangiare le patatine al posto di un bel panino al salame
o di una carbonara, la mia preferita).
Come
definirli?
Gli
amici degli amici degli amici degli amici di Re bisteccone.
Qui
lo dico qui lo nego.
Sono
una che si è quasi bevuta il cervello.
Quindi
conviene dar retta al RE er pinco pallo!
Lui
ha sempre ragione e quindi io mi fido ciecamente di lui. Vi permetto una
pernacchia a patto che non puzzi troppo.
Voi
se siete più furbi di me e lo siete, io lo so, vedete di votarlo ancora.
Come
si dice? Mazziato e contento?
Io?
Sono
una vipera cornuta! E vi faccio ciao.
sabato 27 giugno 2015
W il lupo!
Già
che sono in vena di confidenze e oramai condividiamo lo stesso destino di
ospiti abusivi vi racconto le mie ultime giornate, un po’ strane, ma molto
belline.
Alle
volte in due o tre giorni, una vita apparentemente tranquilla come un mulino
bianco viene travolta e sembra di essere in Central Park o a Fort Knox, o dove
vi pare.
L’importante
è stare in buona compagnia, che non vuol dire con gli amici degli amici.
Ne
basta una di amica che ti porta fuori, bella come una cornacchia arrabbiata e
che ti dice: guarda che tu non sei una donna, sei un falco!
Io
che credevo di essere una pulcina mi sono esaltata e ho alzato le braccia al
cielo.
Prima
avevo fatto un bel giro dell’oca in circonvallazione, sono arrivata nel Bronx,
ho bevuto un buon cafferozzo in un baretto e ho detto arrivederci a un cieco
(ma voi mi conoscete meglio di me).
Ho
fumato come al solito come una turca, ma io preferisco quello alla pippatina.
Nel
Bronx ho fatto dei bellissimi incontri.
C’era
Diego al quale ho detto qualche parolaccia in siciliano. C’era anche uno del
quale non ricordo il nome che mentre mi faceva la foto mi ha scambiata per un
pareo. C’erano Cinzia e Teresa, tutti i nomi non me li ricordo, ma il più
bellino di tutti era Franz che faceva ballare persino le sedie. Non è da tutti.
Fabio mi ha fatto una bella sigaretta, io gli ho tenuto il filtro, poi l’ho
abbracciato perché è stato un uomo. Adesso non chiedetemi tutti i nomi, sono
senza memoria, ma non dimentico: Lucia per esempio mi ha dato le giuste
indicazioni, ha un motore da formula Uno. È l’unica alla quale ho fatto delle
confidenze. Lei mi ha detto di far sparire la prova del reato che mi posso
anche beccare una denuncia.
Nessuno
ha capito che son qui che l’aspetto una bella denuncia, così mi portano dentro
e comincio a cantare. E a ballare la zumpa. In fondo io a un corso di zumpa non
sono mai stata anche se i balli di gruppo sono i più divertenti. Faccio yoga,
forse, ma potrei anche ballare il flamenco. Intanto dar fuoco a qualcuno.
Peccato che la cacca non brucia. O meglio brucia solo quando è secca. Meglio
ancora se è un fossile.
Comunque
non sono più così arrabbiata, se la notizia vi può consolare, ho deciso di
andare a fare un giro al mercato.
Buondì
Ps:
mentre facevo tutti questi giri, di qui e di là, ho pensato soprattutto ai
problemi della viabilità.
Vorrei
dire come ha detto qualcuno che il nostra principale problema è il traffico.
Siamo proprio come la Palermo degli anni
novanta. Ma adesso vi prego datemi uno
stuzzicadenti, che mi ci devo cucire la bocca. Le zanne me le lavo con un
dentifricio fosforescente.
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