Insegna luminosa

Insegna luminosa

lunedì 6 aprile 2026

Un personale esperimento sociale alla ricerca di gentilezza

Buongiorno. Oggi non vi scriverò news della Dafne, che mentre cercavo affannosamente le scarpe me le ha portate, né delle mie abluzioni quotidiane nel lago, con le amiche... piuttosto di un esperimento sociale che sto conducendo.

Ho appena ultimato un testo, del quale sono oltremodo contenta e che sto proponendo urbi et orbi, come una novella stalker della Repubblica delle Lettere.

Ci credo molto, nonostante sia consapevole che pecchi di ingenuità formali, anche solo per il fatto che è il primo del genere che scrivo.

Non mi fermo davanti a nessuno, anche perché sono nella posizione di chi non ha nulla da perdere e questo mi sprona oltre ogni limite della decenza.

Appena mi viene in mente qualcuno che possa avere una seppur minima attinenza con il mio lavoro, zac, lo contatto sui social o via mail e cerco di propinargli in lettura la mia opera.

Ora, sono così fiduciosa, che quando qualcuno è così gentile da rispondermi, seppure con un diniego, mi sento felice come una Pasqua (o una Pasquetta).

Mi sono accorta, con sorpresa, di stare conducendo una sorta di esperimento sociale, alla ricerca di gentilezza. E lo scrivo per mettere le mani avanti: se vi contatto, vuol dire che vi stimo, non mi aspetto nulla di più di una risposta cortese e sono felice, davvero, quando qualcuno che per me è importante si prende la briga anche solo di scrivere due righe per dirmi di no.

Se poi volete leggere e darmi il vostro feedback, io posso toccare il cielo con un dito.

In alto i cuori e buona Pasquetta!

domenica 5 aprile 2026

Dafne: croce e delizia

Ho un cane. Si chiama Dafne. Compie nove anni fra undici giorni e comincia a essere vecchiotta.

La veterinaria mi ha detto che si spalma sull'asfalto e non cammina più perché ha mal di schiena: è evidentemente sovrappeso. Così mi sforzo di farla camminare un bel po', ma questo sta diventando un esercizio di pazienza zen, perché stare decine di minuti ferma ad aspettare che la mia signorina decida di rimettersi in piedi e di procedere verso casa, è piuttosto snervante.

Mi porto dei biscottini. Sono i premietti che dovrebbero servire a farla camminare. Ma deve camminare per dimagrire: se le do i biscotti per camminare, ingrassa. Quindi questo è il paradosso della Dafne, ovvero la sua furbata.

Si ferma perché ha mal di schiena o si ferma perché vuole fiondarsi nel campeggio dove c'è una grigliata e si sente un odorino di ciccia?

Non è facile smuovere un cane di trenta chili. Diventa un'impresa titanica. Non posso trascinarla sull'asfalto e neanche prenderla a sculaccioni, perché sarei additata come una che "maltratta" il proprio cane. Di solito mi arrabbio molto e gliene dico di ogni. Vedo i turisti, e non solo, che sghignazzano (mi rendo conto che la situazione è ridicola). Una volta, l'ho sculacciata quando siamo rientrate a casa, sentendomi poi morbosamente in colpa, perché ho capito che lei non ha capito la ragione della mia rabbia.

Oggi l'ho incoraggiata, le ho dato cinque biscotti, abbiamo fatto circa cinque metri, e poi, senza arrabbiarmi, ho preso a dirle che è brava, che ce la può fare, che è veramente una brava Dafne ed è partita, come un razzo.

Siamo tornate sane e salve dopo un'ora di passeggiata e posso dire che, come al solito, l'ora a zonzo con la Dafne è la migliore della mia giornata.


giovedì 25 aprile 2024

Nel prezioso Inventario di Michele Ruol un esordio coraggioso e originale


Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia di Michele Ruol (TERRAROSSA EDIZIONI, aprile 2024, pag. 204, euro 16) è un libro particolare, che mi ha colpita per il dolore che contiene e, nel dolore, la luce.

Ho sempre pensato che gli oggetti abbiano un'anima e mi sono ritrovata a dirlo, una volta, mentre chi mi ascoltava rimaneva come sospeso nel dubbio e nel fascino della mia affermazione. Ho trovato nella storia di Ruol una conferma.

La trama dell'Inventario di Ruol è tutta intessuta attraverso la descrizione degli oggetti di una casa, oggetti che appartengono a Padre e Madre e che sono appartenuti a Maggiore e Minore. Quello che resta quando la foresta brucia, nel non detto e nel non dicibile, piano si disvela e, nella tragedia di un incidente, di un processo, di un duplice dolore che devasta, in un dramma che si consuma, impietrisce.

Con una scrittura che incolla alla pagina chi legge, Ruol mi ha tenuta sospesa, in tensione, fino all'ultimo.

Mi piacciono i libri in grado di sovvertire la mia visione del mondo, di cambiarmi e questo, senza dubbio, lo è. Un inventario prezioso, importante, nel quale la luce, inaspettata, è quella che accende le emozioni più forti.

sabato 20 aprile 2024

Francesca Ramsay scrive un saggio salvifico, rigoroso e poetico


Adoro i saggi. Devo avere l'animo della saggista... Forse. 

Così ho adorato Toccami Viaggio in cerca della realtà di Francesca Ramsay, edito in Italia da BLU Atlantide (2024, euro 19, pag. 217), tradotto da Paola De Angelis.

L'autrice compie un viaggio scientifico, sentimentale, narrativo, empirico alla ricerca della realtà, del sé.

Quando ci sentiamo autenticamente noi stessi? Questa sembra la domanda che muove la ricerca della Ramsay, oppure, rovesciando la questione, quali esperienze ci possono portare lontano dalla nostra più vera essenza?

La tecnologia che così tanto pervade le nostre vite, di fatto, sta creando molta solitudine, così esperienze come ammirare un'opera d'arte, guardare un cielo stellato, nuotare nell'acqua fredda, riavvicinarsi alla natura, cantare in un coro, possono riportarci a noi aiutando il rilascio di sostanze che stimolano le aree del benessere nel cervello.

Non pensate a un trattato di mindfulness (con tutto il rispetto), questo libro a me pare molto di più. Il saggio rigoroso, nelle parti autobiografiche divertente e a tratti poetico, è rivelatorio e, almeno per me, anche salvifico.

Mi è piaciuta questa studiosa così libera nell'esperire, così brava nel raccontare.

Annoto: 

  • L'acqua mi delinea e mi espone
  • Ci guardiamo a vicenda, il quadro e io, e nella sala tutto il resto non conta
  • Ormai abbiamo capito che il sé non è un'entità concreta
  • I neuroni specchio ci aiutano... ci consentono di sapere prima di pensare
  • Guardo la marea che sale... mi sento allo stesso tempo rilassata e concentrata
  • Grande cielo mangiami tutta

sabato 13 aprile 2024

Invernale di Dario Voltolini: il dolore universale...


Invernale di Dario Voltolini (La nave di Teseo, 2024, pag. 140, euro 17) è un memoir intenso e scritto magistralmente.

L'incipit, crudo e movimentato, tutto si svolge nel mercato di Porta Palazzo a Torino e descrive, come in una presa diretta che impressiona per la sua forza, un incidente sul lavoro: mentre sta sezionando un animale con un coltello, il padre dell'Autore si taglia un dito sul ceppo, dito che viene riattaccato alla mano in ospedale, ma che non funzionerà più come prima.

L'incidente segna uno spartiacque, nella vita del padre e di conseguenza del figlio.

Da lì un'infezione. Uno scarto nella salute dell'uomo, nella quotidianità di una famiglia.

Gino, il padre, grande lavoratore, continua la sua vita, dividendosi tra il bancone della macelleria al mercato e le incombenze con i fornitori, la caccia, le partite di calcio e tu ci rivedi tuo padre, in quel padre, e ti rivedi in quel figlio.

La malattia che arriva, subdola, invisibile, la diagnosi letta su un'enciclopedia, la resistenza, la stanchezza, i silenzi riempiti di gesti che diventano sempre più faticosi, i viaggi a Villejuif, i referti che si accumulano, le lettere tra i medici.

Fino all'ultimo viaggio e al grande freddo. Un elemento quasi magico, soprannaturale eppure reale.

Un libro molto bello, una scrittura precisa, scarna, scabra, essenziale.

Può l'intimo diventare universale?

Leggendo Invernale la risposta non può che essere sì.

mercoledì 14 febbraio 2024

Senza di Massimo Cracco: abbacinante è dire poco.

Senza di Massimo Cracco (Autori Riuniti, 2020, 229 pagine 15 euro) è un libro che avevo parcheggiato in libreria da tre anni, dopo una diretta online vista durante il Covid. 

Mi ritrovo a parlarne. 

Malgrado il mio disordine, so esattamente dove sia, lo trovo e lo leggo in due giorni: fatico a staccarmene.

Capisco si tratti di una storia forte dagli esergo che citano Cioran. 

Non ho un palato abituato. Non ho mai letto nulla di simile.

Paolo, il protagonista, è un ragazzino e poi un adulto che non vuole le sue gambe. Abita in una Verona industriosa, avvolta di bruma, come anche io la ricordo in inverno: c'è l'odio e c'è la violenza di tre fanatici post nazisti, la storia dei quali si intreccia con quella di Paolo. C'è l'amore per Francesca, il legame con Cristina, l'amicizia con Alberto. La mente di Paolo, di un'intelligenza che si intuisce formidabile, non lascia andare nulla, persino l'incidente automobilistico che falcidia una famiglia di turisti francesi. Mentre leggo sono tentata di cercare i riferimenti, come ipnotizzata. 

Annoto: 

pag. -212: odio i professori, mentono su tutto

pag. -170: senso e scopo non sono mai appartenuti al mio vocabolario... esistere... è pura ridondanza.

pag. -149: io non so chi sia mio fratello... non mi sono mai fatto l'illusione di conoscerlo, non mi sono mai illuso di sapere chi sia mio padre, né chi sia stata veramente mia madre.

pag. -96: l'odio si produce a partire dal presente con analitiche incursioni nel passato per scoprire le ulcere prodotte dalla vita, è un lavoro di svelamento.

pag. -95: mi sono procurato nemici senza muovere un dito e questo è in sintesi la prova che avere un corpo collegato a terra è già di per sè una forma di contagio.

pag. -75: guardo Chloe, le chiedo se la paralisi ha avuto il senso di un'autoesclusione, se rimanere per sempre immobilizzata non l'abbia salvata da qualcosa cui voleva sfuggire.

pag. -55: il film scorre veloce, l'infanzia, l'adolescenza, l'estenuante fuggire, la condanna al lavoro, l'odissea dell'impiego, Cristina, Francesca, la Gott mit Uns, la miseria che m'insegue, gli avvocati, il Tribunale, spazzatura che mi ha invaso senza riuscire a cambiare idea al destino che ha atteso allagando le mie strade di calme acque...

pag. -47/-46: sul mio corpo si sono combattute guerre mondiali, sul mio corpo ritrovo gli stupri di massa di matrice islamica, le decapitazioni sulle spiagge della Siria, la donna colpevole del tradimento del marito e impiccata sulla piazza di Teheran di fronte ai figli obbligati ad assistere, i secoli della storia si danno appuntamento sulla mia pelle.

pag. -27: l'odore dolciastro della speranza l'hanno addosso solo gli uomini sani.

Leggo esterrefatta, incredula e partecipe. Molte volte inorridisco. Di certo non generi di conforto, ma un libro sul corpo, sulla mutilazione, sul tradimento, sul male, sull'essere vittima e sul diventare carnefice, ispirato; una voce potentissima e fuori da ogni coro, che mi ha ricordato la bellezza folgorante di quella di Flannery O'Connor, ma al contrario, non solo per una questione di genere, ma anche di visione del mondo.

Cercherò gli altri lavori di Massimo Cracco. Produce dipendenza.



domenica 7 gennaio 2024

La SINDROME DI RÆBENSON di Giuseppe Quaranta: un esordio che ha i toni del classico


La Sindrome di Raebenson, di Giuseppe Quaranta, Atlantide (262 p, 18 euro), finalista al Premio Calvino, è un esordio che ha i toni del classico, eppure racconta una storia mai letta prima.
Abbiamo la sensazione di avere tra le mani un trattato di psicopatologia e siamo portati a credere, senza dubitare, alla veridicità di quanto andiamo leggendo.
Coinvolto dai sintomi e dallo strano delirio di un amico psichiatra, Antonio Deltito, il protagonista, psichiatra anche lui, per onorarne la memoria, si trova a diventare studioso di questa nuova Sindrome che non è stata ancora classificata nel DSM ed è oggetto di studi quasi clandestini da parte di pochi e misteriosi studiosi, i raebensologi.
La Sindrome di Raebenson rende i malati oltremodo longevi.
Al di là dell'erudizione, della cultura, quello che colpisce di più il lettore (me), è la malinconia, che si annida in quel rigore scientifico.
Una malinconia così spiazzante e umana.
Immortalità, e/o longevità, vita e morte e malattia mentale diventano un enigma che affascina il protagonista, chi scrive e di conseguenza chi legge.
La luce che cerchiamo in una storia come questa, così potente e per certi versi inesorabile, è proprio in quello sguardo malinconico e delicato