Insegna luminosa

Insegna luminosa

mercoledì 1 luglio 2015

PAPERopoli


Cara amica sassina, accusata di ogni delitto e quindi pluripregiudicata, volevo dirti, che in questa casetta, senza tetto, sono un senzatetto, la cosa principale, l'è nascund la man, mentre se tira el sàs.
Definizamola, più che carità pelosa, di cui sopra, una mira perFETTA.

Ora, dal regno dell'ADE là Idee bizzarre, saltano al luce, come LUCCIolè, vuoi vedere che sono una piccola prostituta? Una bambina prodiGIO. Abito in Thailandia, o qui o su o là.

Sottà i sol dei mè scarp.

Non so il mio nome, ma so che c'è l'ho CORNUTA!

Bernie ed io oraMAI siamo un'associazione a DELINguere, senza scopo di lucro, un azzardo incontrarci per la via e sorriderci mestaMENTE.

Abbiamo intenzione di svaligiarti il VILLONE, del caro pappONE!

A se tratta DE PAPerONE de PAPer ONI

To the numerONE


Mio caro Alpacaino,
ti scrivo perché sei famoso e anche bello si pa per dire, soprattutto ti ghe sicurament un burselìn che u sciupà de DANè (ma questa è sta una cosa crudele che a gò dich, ti me voret scussà) . Ti s’è un gran lavurator siur la pelle degli altri ti ghe a cor.
Ora mi a gò la cassETTTA piccina, l’è piEna de bucc da sfamà, ma per un mio dUbbio esistenziale, non so come far per PIZZA el gAS. Vorrei un bell PAPPONE per il mio bestiolONE.
Sempre la solita questione esistenziale che mi attananglia come una pINZA.
ORA PRO NA, fatta su a CROSetta, mì te invio la preghiera dei disGRAZIAti!
Fam diventà la tua CortiGIANA, al gò come una bella DamiGiaNA.
La tua bistTECCA preferita

Bella Ciao - Modena City Ramblers

martedì 30 giugno 2015

ciao bella


Ciao a tutti: sono una bastarda. In cerca di adozione. No grazie.  Nella comunità dove vivo mi chiamano ginetta: è un vezzeggiativo simpatico come la loro carità pelosa.
La carità pelosa, te lo spiego Renzo caro, è quella che proviene dai buchi maleodoranti del cuore. Così a furia e dagli con questa carità pelosa del tuo buco sono diventato molto cattivo: un cane rabbioso. Vivo al canile.
Puoi anche ridere, ma tieni i tuoi polpacci lontano da me, ma soprattutto il tuo wurstelone, inversamente proporzionale al cervello (so che il concetto di inversamente proporzionale ti ha lasciato perplesso).
Sono nera e ho una macchia bianca in testa. Ho la bava alla bocca e un appetito famelico.  Mia mamma faceva la serva, ma era una signora: non ha mai avuto il coraggio di raccontarmi com’è andata, ma ho capito che si vergognava, più che di me, di sé stessa. Solo che la stessa onta me la porto addosso, l’onta della bastarda diventata rabbia.
Adesso voglio dirle, parassita, che sono un po’ meglio di lei che ride in chiesa, si fa pagare la bicchierata dal porco che mi ha armato la mano. Volevo dirle che l’aspetto ghignando e fischiettando come si aspetta la morte, e proprio per questo, so che ha paura di me. Venga qui, che le faccio una bella carbonara come quella che mangiava alla scrocca nel circoletto che era una scuola, poi magari apro le gambe, per farle fare una cavalcata che la disorcionerà, finalmente, che guarda caso ha la stessa radice di sorcio. Sei un sorcio. Vieni se hai il coraggio. Ti aspetto sulla porta in piedi, armata di una sigaretta, so che non mi dirai il tuo nome, ma che casualmente non, saprai il mio.

L'arca acca, il pesce là, ovvero a cavallo di un pesce indomito


In questo mondo sempre più alla rovescia, come dal fondale profondo del mare si fanno scoperte rocambolesche.
L’altro giorno ho comprato in un bar degli anelli al formaggio: avevo fame. Poi ne ho tirato uno a un piccione per fare la generosa pelosa e lui mi ha snobbato: deve aver pensato fosse un canotto e quindi se uno ha fame non gli puoi dare un canotto, lo dovresti nutrire amorevolmente.
Direte che il piccione si è comportato da ingrato, io dico che il piccione è stato un duro: ho dubitato che gli anelli gialli fossero di formaggio e ho cominciato a pensare che si trattasse veramente di un canotto di gomma. Boh
Oggi ho avuto una grande soddisfazione. Prima cosa ho trovato un bel sasso liscio e caldo sul quale prendere il sole come una biscia. Poi ho nuotato con la mia amica feroce (una sassina) e ci siamo fatti coraggio a vicenda. Lei ha visto un galletto ne è rimasto talmente affascinata che voleva darsela a gambe legate, io volevo guadare il fiume per stanare il nemico. Nessuno di noi è riuscito nell’impresa e abbiamo fatto un bel girotondo.
Credo di aver spaventato dei sub che sono sbucati stile mostro di lochness dalle acque profonde. La mia amica cattivissima gli ha ringhiato contro, loro a far battute sul fatto che sassina che abbaia non morde, ma devo dire che io e la mia amica Bernarda stiamo facendo squadra: ci stiamo divertendo e siamo tornati a casa si fa per dire con la lingua penzoloni e sudati come caproni.
Ora io ho cercato tutto il giorno l’occhio di un pesciolino giallo sperduto nel mare ma trasformato in un fenomeno da circo stile villaggio alpibuh. L’ho cercato calpestando il selciato e spiando dietro i cancelli che un tempo erano vie, intanto mi sentivo un serpente a sonagli (la mia autostima sta levitando come quella di un levriero rasta fiero e un po’ stracchino quindi sempre più puzzolente).
Vuoi vedere che mi sono mangiato un topo? Lo sputerò in faccia al mio incantatore che poi cari amici è anche il vostro dato che siamo tutti sulla stessa barca, l’arca di Noè diretta alle Bajamar.
O vuoi vedere che il nostro è un barcone guidato da uno scafista con il naso arricciato (sempre lui) e rischiamo un bel respingimento?
Siamo clandestini in viaggio verso un paradiso perduto. Che fortuna! Così fortunati incolpevolmente.
Cicci (abbraviazione di cattiva de coccio) conviene imparare a nuotare! 
Alla frontiera ci regalano una brioches e ci fanno la doccia perché han paura del contagio. 
E poi ci rispediscono al mittente con un bel timbro.
Per questo giriamo sempre armati con l’accendino (i cagalones più sono secchi più meglio prendono fuoco). Ops ho detto più meglio e non si può!
Il tuo zebrone a pois

lunedì 29 giugno 2015

è primavera, svegliatevi picciriddi


Ogni tanto affondano, le navi alle quali hanno tirato una bomba. Poi danno la colpa al capitano, era antipatico, di nome e di fatto, de iure, appunto.
Anche io parlo da sola, peccato che mi sentano tutti, oppure faccio la radiolina.
La mia trasmissione preferita è il ruggito del coniglio: sparano così tante cazzate che non posso fare a meno di ridere, qualcuno di sicuro intanto sta rosicando.
Il mio gioco preferito è il trivial: quello in cui dientro c’è la risposta alla domanda che non sa mai nessuno.
Solo una volta ho tirato su per sbaglio due carte è saltato fuori che qualcuno di importante va in giro in babydoll. Tutti gli altri non hanno capito, io giù a ridere a crepapelle.
Poi quando ti chiedono Uela, come va e intanto gli ride il buco che hanno nel cuore, tu cosa fai, guardi e passi.
Ci bevi sopra al bar con un’amica e fumi, tu che da piccola eri un’accanita sostenitrice del fatto che il fumo faccia male.
Per esempio adesso che sono così alla rovescia, prenderei a ceffonate il mondo, ma l’unico ceffone l’ho tirato da piccola a un bambino: amava un’altra.
Così ho iniziato da piccola a menar colpi, mai bassi però o alla schiena!
Non voglio sembrare buona, mi sono anche stufata di far la capasanta, è che solo i porci fanno certe cose e qua lì e là il mondo è pieno di porci, tanto che sto cercando di attirarli tutti qui, nella porcilaia dove vivo, creata DELIBERATAmente.
Ho fatto tante di quelle scoperte, senza capirne una, che adesso voglio andare in bici e ridere come una mattacchiona, quindi vado a farmi un selfie, o lo chiedo alla garrula che intervista il potente. Mi fa le foto sotto la bandiera e intanto a un altro consegnano una targa. IO sorrido come al solito e intanto mi guardo alle spalle, che non si sa mai.
Per fortuna che esistono i sUb. O le motorette.
REnzo

epistola


Cara Lucia
uso il mio blog personale per due o tre confidenze nell’orecchio che non sente nessuno.
Oggi qui è la festa del Santo Patrono di un paese oltreconfine. Sono tutti a casa a fare festa e io qui sola soletta (come un assito assunto in cielo, quindi profondamente marcio, roba che ci passa la luce di notte per il topo di fogna che corre sul tetto) e guarda dallo spioncino del citofono, o vede le mie belle tette rodonde nella lavatrice, insomma mi vede ovunque io vada e qualunque cosa io faccia, tanto che sa di me cose che io non sapevo.
Allora attenzione chissà perché quando i porci fanno festa, c’è sempre qualcuno che comincia a battere i denti.
Ieri per esempio ho fatto il bagno vestita.
Oggi ho mangiato una tarantola: mi sono pentita perché era mostruosamente bella.
Ho rischiato persino di essere baciata da un pitbull.
Poi mi regalano collane complicate fatte dai bambini: una soddisfazione mettersele.
Sono fatte di coccio o di cartapesta e così vorrei andare a vedere se si sciolgono nell’acqua, ma siccome sono tanto belline, non voglio tentare l’esperimento: non vorrei scioglierle nel ghiaccio…
È una vita che faccio esperimenti.
Ieri per esempio ho dato un calcio alla spia: si sono accese tutte le luci.
Sono tutta mia madre che per ingrandirlo, aveva guardato uno scorpione con il binocolo in corridoio.
Le parole hanno strane assonanze.
Una vita a piangere quello che non è mio.
Orca miseria. Mi sono venute due palle così.
Per sport vado a pesca: certi pesci vengono a galla subito.
Ma miro alla faccia del grande porco (senza offesa).
Quello che arma i pistoleri come me.
Firmato:
il tuo pistolero stanco