Insegna luminosa

Insegna luminosa

venerdì 9 gennaio 2015

Miracolo

Miracolo a Le Havre è un delicatissimo film di Kaurismaki.
Racconta la storia di un lustrascarpe, Marcel Marx, che aiuta un ragazzino africano, Idrissa, immigrato clandestinamente nel porto di Le Havre in Francia. 
Scappato da un container diretto in Inghilterra, aperto dagli agenti armati insospettiti dal pianto di un neonato, Idrissa è l'unico che non viene rispedito al mittente. 
Scatta la ricerca all'uomo, o meglio al ragazzino, che troverà rifugio nella casa di Marcel Marx. 
La moglie di Marcel, Arletty, è gravemente malata e viene ricoverata senza speranze, all'ospedale.
Nel freddo contesto di un porto industriale, questa storia di solidarietà e amicizia, inzialmente molto circospetta, tra il lustrascarpe e il ragazzino apre alla speranza. 
Commovente la gara tra i vicini per aiutare Marcel e quindi Idrissa: insieme organizzano un concerto per raccogliere i soldi necessari a pagare uno scafista che porti Idrissa verso Londra, dove abita sua madre. 
Prima di riuscire a scappare, Idrissa andrà a trovare Arletty in ospedale, per portarle il suo vestito più bello. 
Rocambolesca la fuga del ragazzino, nascosto nel carretto del fruttivendolo e braccato dalla polizia, al porto.
Un arcigno commissario lo vede, ma non lo vede, e quindi gli salva la vita, così come salva è la vita di Arletty che guarisce miracolosamente.
Perché vi racconto tutto ciò?
Giusto per cambiare discorso, che ogni tanto fa bene.

sabato 29 novembre 2014

L'Armata Brancaleone


Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire. Questo luminoso pensiero di Giacomo Leopardi era uno dei più cari a Mario Monicelli, autore tra gli altri memorabili, del bellissimo film “l’Armata Brancaleone”. Noi in effetti così ci siamo sentiti all’ultimo consiglio comunale, un po’ come Brancaleone.
Loro hanno i muscoli, noi abbiamo perso più di una puntata. Pur essendo passionali, purtroppo abbiamo, e qui è venuta bene la mossa (di anche) di qualcuno, molto da imparare. Fa niente, impareremo, ma non a stare zitti e a baciare le mani.
Comunque torniamo a bomba alle trattande:
pur avendo fatto protocollare due documenti, chiamati Ordini del Giorno, e un’interpellanza, uno dei due protocolli è andato perso (non osiamo pensare alla lavata di capo che si sarà preso il giorno dopo il protocollista), l’interpellanza invece riceverà risposta scritta, così ci è stato detto, nei tempi previsti dal regolamento.
Alle comunicazioni siamo stati un po’ irruenti, poiché riguardavano la frana: scalpitavamo per presentare il nostro ordine del giorno (proprio quello andato perso) che chiedeva, in tempi brevi, un’assemblea pubblica che informasse la popolazione sulla tempistica e sulle iniziative poste in atto per liberare appunto la SS34 e renderla transitabile. A dieci giorni dalla frana, forse qualcosa di preciso si potrebbe anche dire, o no? Non è mica una questione di lana caprina.
Sulla ratifica del bilancio, questa volta non abbiamo colto in castagna l’assessore, che invece è stato disponibile, preparato e calmo (BRAVO!): ha risposto punto per punto; qualcuno invece, quando gli abbiamo fatto notare un piccolo refuso (siamo anche noi un poco pizzighini), è andato su tutte le furie.
Sull’assestamento del bilancio nulla da eccepire, tranne il fatto che non hanno alienato quello che volevano alienare (come volevasi dimostrare) e che hanno dirottato il ristorno tasse frontalieri sull’Unione dei Comuni, in quanto erogatore di servizi non ancora ben definito, ma ai blocchi di partenza (e via!).
Sul declassamento del DEA, le comunicazioni (sempre unidirezionali) e un bel battibecco sul nostro documento (ci stiamo facendo le ossa? Non so, ma è una fortuna di questi tempi, fra tagli alla sanità e problemi della viabilità, non rompersele per davvero).
Il nostro documento che chiedeva semplicemente un’assemblea pubblica che informasse i cittadini e raccogliesse le loro proposte, è stato bocciato.
A sorpresa la maggioranza ha proposto un documento programmatico scritto in politichese che ricalca quello dei 25 Sindaci del Verbano e propone una commissione tecnico-scientifica che studi un riassetto del piano sanitario nel VCO, dalla rete ospedaliera, all’organizzazione della medicina territoriale e alla gestione delle emergenze da proporre alla popolazione (tipo pacchetto vacanze ahiahiahiahi).
Chi ha fame non mangia le brioches, purtroppo.
Lo so che siamo criptici, ma non ci importa.

I Vitelloni - Lavoratori? Prrr!!!

Orietta Berti - Finchè la barca va



venerdì 14 novembre 2014

Cronaca di una morte annunciata



La morte annunciata non è quella di Topo Gigio, che resiste.
Sul declassamento di un DEA nella provincia si sta dicendo e scrivendo molto.
Anche noi vorremmo contribuire, sperando di non scadere nella banalità e di non attizzare la cenere, ma con la solita vis polemica.
Fioriscono proverbi e titoli: "non ci resta che piangere" ha scritto qualcuno (non il solito qualcuno, un altro qualcuno), "chi è causa del suo male pianga sé stesso", parole di qualcun altro.
Al di là della posizione imbarazzante di “nostri” politici, della quale, francamente ce ne infischiamo, il problema è che la questione non solo divide (e chi impera sa quanto sia vantaggioso) un territorio già diviso su posizioni campanilistiche, ma si gioca sulla pellaccia dei cittadini che non sono solo un bacino importante, anche se solo grande come un quartiere di Torino, di voti.
Ora diciamo la nostra.
Partiti in quarta a difendere a spada tratta il Castelli di Verbania, sul quale si sta per calare la “mannaia” dei tagli alla Sanità (che sono probabilmente tagli agli sprechi, ai carrozzoni malfunzionanti, ai medici “marchettari”), ma che sono anche tagli ai servizi al cittadino per il quale la salute è un diritto inalienabile sancito dalla Costituzione, abbiamo fatto un incontro illuminante e fortunato (sembra una favola, ma ormai avete capito che a noi le favole piacciono assai).
Uno di noi, non a caso, esperto di emergenze, ci ha raccontato come in realtà funzionino le cose, dall’interno: a Verbania due medici al DEA, a Domo la stessa cosa, un medico al pronto soccorso di Omegna, per un totale di cinque unità (quando al DEA delle Molinette di Torino si alternano due o tre medici). Il problema è che comunque se hai bisogno dello specialista, sfumato ormai il progetto dell’Ospedale Unico (sempre per le sopracitate guerre da “salviamo il nostro orto, che siamo i più bravi”), devi aspettare che arrivi, e se ti capita sotto le feste, comunque arriva dopo il lauto pranzo, piuttosto imbufalito, perché gli hai rovinato la digestione.
Domodossola è agguerrita, gli Ossolani scendono in piazza, a Verbania gli puoi passare sopra con una ruspa e non si fanno sentire. Ma non è questo il punto.
Il punto è che cosa sia davvero meglio per i cittadini e non per il territorio, che è un’entità astratta della quale i soliti noti si riempiono la bocca, che cosa sia più funzionale, come assicurare una capillare ed efficiente risposta alle emergenze, senza creare cittadini di serie A e di serie B, senza costruire altre cattedrali nel deserto, ma assicurando standard qualitativi alti nell’assistenza sanitaria, nonostante le difficoltà logistiche.
Altra questione spinosa è il punto nascite: da tempo il nostro (sempre lui), sostiene che si sia creata l’ennesima buffonata. I parametri numerici dettati in primis dall’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), per garantire una minima sicurezza sono di almeno 1000 parti all’anno: Domo e Verbania, insieme, non sono in grado di rispettarli con una media rispettivamente di poco più di 200 e sotto i 500 parti all’anno, quindi ben al di sotto della soglia. 
L’arroccamento su posizioni campanilistiche ha fatto sì che si sia creata la situazione per la quale vengono appunto assoldati professionisti a contratto che arrivano anche da lontano, non conoscono le pazienti e per ridurre al minimo i rischi di un lungo travaglio, effettuano il cesareo.
Ancora qualche dato: la percentuale di cesarei che sempre l’OMS giudica corretta è di circa il 15%, in Italia la media è 25% alzata sopratutto dalle strutture del centro-sud, attualmente Verbania si assesta sul  27%, Domodossola al 41%, con le conseguenze che i parti naturali nel VCO sono statisticamente molto bassi.
Domo si è messa nelle condizioni di vincere questa “battaglia”, con le sale operatorie rinnovate da poco, il reparto di Rianimazione con posti letto superiori a quelli di Verbania e la recente apertura dell’ emodinamica.
Dovrebbero scattare gli applausi o i fischi a seconda di chi fa il tifo.
In noi scatta solo la molla della paura e il senso di sconforto, perché, per l’ennesima volta ci siamo fatti fregare e non sappiamo neanche da chi.
Questo genera rabbia (ed è un sentimento condiviso): perché quando non sai chi ti sta fregando, il primo che becchi gli fai un paiolo grosso come una casa, poi ti accorgi che non c’entra nulla, che era colpa di un altro, ma il danno ormai l’hai fatto.
È la legge dei disperati, e chi è malato, spesso è, tra le altre cose, anche disperato.
Chiediamo che non si giochi ancora una volta sulla nostra pelle, perché anche se quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, è anche vero che gli scherzi sono belli quando durano poco.
Chi ha orecchie per intendere, intenda!

giovedì 16 ottobre 2014

Robe da donne


Cercherò di non farla troppo lunga. Si sa che le donne alle volte “se la vanno a cercare” una certa violenza fisica, se va bene solo verbale: c’è chi va in giro in minigonna ascellare col tacco dodici, c’è chi, forse per un innato ph acido, ama sfrugugliare nel fango, e poi ci lascia il naso.
Le malcapitate, di solito, non si piangono addosso (le spalle larghe scarseggiano), non ingaggiano guerre contro i mulini a vento o contro le pecore che non sono i saraceni… alle volte aprono e scrivono un blog.
Noi cosa abbiamo fatto?
Semplicemente contestato alla giunta che ha deliberato una delibera che ha indotto il caposettore a redigere una determina per l’affidamento diretto dell’incarico di direzione tecnica del Teatro Nuovo per i prossimi cinque anni, ad un professionista per il quale nutriamo (c’è sempre una radice topesca), comunque rispetto.
Difficile non inciampare nel linguaggio tecnico: la delibera di giunta dava mandato al caposettore di provvedere “con urgenza” all’affidamento della gestione direzione tecnica del Teatro Nuovo.
L’urgenza noi non l’abbiamo capita: si conosce la data di scadenza di un contratto dal momento nel quale viene stipulato, ovvero due anni fa.
L’affidamento è stato fatto in maniera diretta poiché il caposettore (sul quale pare noi ci si voglia accanire, ma che più probabilmente è un’altra vittima del sistema) ha fatto un sondaggio, così ci è stato risposto, per accertarsi della disponibilità di altre ditte, che ha avuto però esito negativo: tutti, tranne lo stesso professionista, hanno rifiutato, nonostante l’entità della cifra, proveniente dal ristorno tasse dei frontalieri.
Ora, ci sta tutto, ma quando si tratta di quasi duecentocinquantamila euro, senza iva, in cinque anni, ci sono delle regole precise, che non abbiamo scritto noi.
Sono le regole per l’affidamento degli incarichi nell’amministrazione pubblica, che deve avvenire secondo una ben specificata procedura di appalto.
E questo è quanto.