I due fidanzati si conobbero quando lei rispose a un annuncio per un posto da impiegata nella ditta di import-export del cugino di Fernando Pessoa. Fernando era lì spesso, poiché conosceva bene l'inglese e si occupava delle traduzioni. Fu amore a prima vista. Ma questo appartiene al territorio della cronaca.
Ophélia racconta che Pessoa faceva lunghi tragitti, pur di poterla riaccompagnare a casa, a piedi, e che aveva disegnato su un biglietto la strategia per allungarli ulteriormente.
"Iscritta tra la parodia delle dichiarazioni di Amleto a Ofelia, in bigliettini nascosti in scatole di caramelle, e una finale in forma di nonsense, la storia di questo amore segretissimo e casto, così ottimisticamente puerile e insieme così senza speranza, potrebbe forse sembrare ridicola se non partecipasse, proprio come i veri grandi amori, del ridicolo e del sublime." Così scrive Antonio Tabucchi nella curatela e io non aggiungo altro.
Seppure siano ridicole, le lettere d'amore, e ridicolo possa essere chi le scrive, quelle di Pessoa,
nascosto e sfuggente, umorale, infantile e tormentato, sono delicate.